Il pianeta Borneo


Circa un anno fa mi sono recato nel Borneo Malese, un luogo unico nel suo genere in ambito naturalistico in cui l’ambiente naturale si presenta sotto vari e indefiniti aspetti, la sua bellezza sembra inesauribile come le sue risorse naturali. Inoltrarsi nella giungla è un’ esperienza unica e ineguagliabile in quanto si tratta di un territorio dove l’uomo è ancora in completa sintonia con la multiformità della natura, con il susseguirsi delle stagioni e degli anni.

Per la sua posizione geografica lontano da tutto e da tutti viene definito il “Mondo Perduto”

E’ l’unico posto al mondo dove si possono  trovare specie di animali selvatici endemici come l’elefante pigmeo, il leopardo nebuloso, l’orso malese e la scimmia Nasica; mentre sulle rive del fiume Kinabatang nella regione del Sabah c’e’ la più alta concentrazione di fauna selvatica del Sud est Asiatico. Nel Borneo le foreste sono ancora popolate da tribù Dayak, un tempo guerrieri e tagliatori di teste, che vivono in case tradizionali (longhouse), costruite su palafitte in cui 30 o più famiglie vivono in un unico edificio. Essendo una regione che conserva le sue caratteristiche primordiali, a mio avviso nessuna descrizione può rendere un’ idea adeguata della sua magnificenza.

Sin dai primi giorni trascorsi nella foresta tropicale, mi sono reso conto di vedere il luogo sotto un’ottica molto più stimolante rispetto ad altre foreste primarie da me visitate in precedenza. Ho trovato questo luogo molto più gratificante a livello sensoriale: è possibile entrare a contatto con molti più animali come rettili, anfibi e insetti soprattutto nelle ore notturne, il tutto condito da una moltitudine di odori e soprattutto di suoni surreali. Infatti alcuni animali durante la notte producono dei suoni particolari e molto intensi; fra questi il Goniocephalìis horneensis, una specie di grossa lucertola da me avvistata più volte, caratterizzata da una lunga cresta seghettata sulla schiena, che produce un grido fortissimo. Questo suono insieme ad un altro egualmente strano (wa-wa), prodotto dalle rane, è uno di quei rumori che più si stenta a credere che sia prodotti da animali. Ad alimentare la moltitudine di suoni nella foresta, non passava inosservato il canto della cicala Pomponia imperatoria, che risulta particolare sia per suo suono prodotto che ricorda moltissimo il ragliare di un asino, ma anche per le sue grosse dimensioni  che riesce a raggiungere. Nel Sarawak nelle ore più calde non è raro vedere delle lucertole volanti (Draco volans) passare da un albero all’ altro, e librarsi nell’aria con le espansioni membranose, delle quali sono provviste ai lati del loro corpo.

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Nel Borneo non solo vivono lucertole che volano, ma anche: lemuri, scoiattoli e perfino una specie di serpente che può saltare da un albero all’altro. Essendo relativamente numerosi gli animali che in questo territorio possiedono la caratteristica di utilizzare il volo, considerato che la loro locomozione di origine non era destinata a fare questo; si può supporre che qualche particolarità nell’ambiente nel quale vivono da millenni debba aver contribuito a modificare il proprio comportamento. Questa particolarità si può riconoscere nel carattere eminentemente forestale della Malesia. Il territorio fino dal suo stato primitivo era coperto da una foresta omogenea dal mare fino alle montagne, scoperta solo nei tratti dove passavano i fiumi e lungo la costa. Evidentemente lo sviluppo verticale della vegetazione, ha comportato per molte specie animali adattamenti sia arboricoli che aerei per raggiungere le risorse alimentari come foglie, fiori, semi e frutti che si trovano nella parte più alta degli alberi.

Tra le variopinte strategie di caccia utilizzate dagli animali in questo luogo, una delle più singolari è sicuramente quella del pesce arcere (Toxotes). Questo pesce è in grado di utilizzare la sua bocca per generare uno spruzzo d’acqua per colpire la preda da diversi metri di distanza per poi cibarsene. Questi pesci creano all’interno della propria bocca, una struttura simile a una canna di un fucile. Posizionando efficacemente la lingua lungo la parte superiore della bocca, contemporaneamente chiudendo le branchie generano una spinta che spara l’acqua verso la preda. Ciò è particolarmente impressionante considerando che i pesci devono tenere conto della riflesso della luce sulla superficie dell’acqua per sparare a bersagli fino 60 centimetri di distanza.

Nel Sarawak nei pressi del Baku National Park, in prossimità delle mangrovie mi sono imbattuto nei Perioftalmi (Mudskipper), visibili in branchi che contano anche più di 20 individui e riconoscibili dal loro tipico colore grigio puntinato di azzurro. Questi particolari anfibi sono molto attivi anche fuori dall’acqua dove si alimentano e si riproducono, e  hanno la particolarità di utilizzare le proprie pinne pettorali per camminare e per saltare fino ad un’ altezza di 60 centimetri, adeguandosi agli habitat intercotidali, sopravvivono al ritiro della marea nascondendosi sotto le alghe bagnate o nelle pozze formate delle maree. Hanno la particolarità di effettuare una respirazione di tipo cutaneo quando si trovano immersi, attraverso la mucosa che riveste la bocca e con la laringe, mentre quando si trovano fori dall’acqua effettuano una respirazione come si effettua nella subacquea tradizionale, dove tramite le branchie viene immagazzinata una bolla d’aria sciolta in acqua che gli permette di respirare.

A proposito di respirazione cutanea, nel Kalimatan nel 2008 è stata scoperta l’unica rana senza polmoni.

 “L’unica rana senza fiato del mondo lascia senza fiato gli scienziati”. 

Un evento evolutivo particolarmente raro che è stato documentato solo altre tre volte in alcune specie di salamandre. La rana Lungless (Barbourula kalimantanensis) è considerata uno degli anfibi più elusivi ed enigmatici del Borneo. Questa anfibio respira interamente attraverso la sua pelle, avendo anche una forma appiattita che massimizza la superficie della sua pelle permettendogli di assorbire tutto l’ossigeno necessario nel suo habitat, caratterizzato da acque correnti fredde come torrenti, ruscelli e sorgenti. Questa rana è in pericolo e potrebbe essere spazzata via da pratiche illegali di estrazione dell’oro che stanno distruggendo il suo habitat.Barbourula kalimantanensis.jpgNel Borneo si possono trovare dei pipistrelli addormentati  fra le braccia di piante carnivore.

I pipistrelli (Kerivoula hardwickii), hanno l’abitudine di addormentarsi in una pianta carnivora (Nepenthes). Generalmente le altre specie di piante carnivore vivono cibandosi di insetti, di cui succhiano l’azoto necessario alla loro sopravvivenza, in questo modo durante il riposo notturno questi intelligenti animaletti si difendono dai vari parassiti che li minacciano usano la pianta ospitante anche come toilet. La pianta infatti la pianta trae beneficio dai loro escrementi che costituiscono per essa un supplemento di cibo.

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Anche un tipo di formica kamikaze (Colobopsis explodens) popola il Borneo, capace di farsi esplodere nel caso la sua colonia venga attaccata da formiche estranee di un altra specie o da altri predatori. Queste formiche già note da anni nel sud-est asiatico, sono state individuate nella regione del Sabah. Come si può vedere nel filmato sottostante, quando una delle formiche straniere’ “YG” cerca di insediarsi nel territorio di una formica “AR” quest’ultima si  fa detonare’, rompendo il proprio addome e rilasciando una sostanza tossica giallastra che dopo una breve agonia porta alla morte la rivale. La causa di questi comportamenti può essere spiegata dal fatto che, la colonia è come un unico organismo vivente: in caso di pericolo gli abitanti sono disposti a sacrificarsi per salvarne la vita delle compagne.

Per concludere non potevo non citare la lumaca Iachico rachelae soprannominata dai ricercatori  la “lumaca ninja”. Questa lumaca di colore verde e giallo, è stata scoperta in cima alle alte montagne della zona malese del Monte Kinabalu. La lumaca ha una coda tre volte la sua lunghezza e si  avvolge su se stessa quando si riposa. Fa parte della famiglia delle Ariophantidae, e  utilizza un’ insolita strategia nel corteggiamento sparando dei “dardi d’amore”  contenenti carbonato di calcio. Il dardo è simile a un arpione che perfora e inietta un ormone in un compagno e può svolgere un ruolo nell’aumentare le possibilità di riproduzione.

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In questo articolo mi sono soffermato ad analizzare alcune specie che ho incontrato nel mio viaggio, che mi hanno colpito in modo particolare, altre che ritenevo interessanti di cui avevo sentito parlare ed ho investigato sul loro comportamento. Ci sarebbe tanto da dire di questo territorio che è ricoperto dalla foresta pluviale più antica del mondo, risalente a 130 milioni di anni fa. Grazie al clima tropicale e alle abbondanti precipitazioni, nel Borneo si trova una vegetazione ricchissima, con una rara varietà di alberi, piante e fiori, comprese molte specie endemiche come la Rafflesia, il fiore più grande del mondo, che può raggiungere fino a 1 metro di diametro.  Altre specie presenti nel paese sono, il tapiro, che può raggiungere i 2 metri di lunghezza e pesare fino a 300 chilogrammi e il pangolino, coperto da squame. Troviamo inoltre: 100 specie di pipistrelli, 300 specie di rettili tra cui 100 di serpenti, 14 di tartarughe e testuggini e 3 di coccodrilli. Ovunque è facile rendersi conto della varietà degli uccelli, che raggiunge le 600 varietà.

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16 thoughts on “Il pianeta Borneo

  1. Sono stato nel sud del Borneo Indonesiano (Kalimantan) e mi piacerebbe tornarci un giorno, per esplorare invece il nord, verso il confine Malese, ancor più primordiale e “impenetrabile”. Ciao e complimenti per la qualità dei contenuti dei tuoi articoli. Estremamente interessante la rana “Lungless”!

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    1. Grazie 1000. Sono stato solo nel Sarawak e mi e’ piaciuto tantissimo. Anche a me piacerebbe andare nel Sabah al nord, ma anche dove sei stato tu me ne hanno parlato molto bene soprattutto per quanto riguarda le tribù che risiedono in quella zona.

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      1. Merita come merita il Sarawak. In particolare ho visitato il Tanjung Puting per gli orangutan, vicino a Kumai. Purtroppo ho anche potuto vedere sterminate coltivazioni di palma da olio al di fuori del Parco Nazionale. Per le tribù è magnifica la zona centrale di Papua, sulle sponde del Baliem, dove sono passato ad agosto.

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        1. Wow …e’ proprio li che vorrei andare un giorno a farmi un giretto. Quanto ci hai messo ad arrivare la in mezzo? immagino non sia facilissimo….hai delle foto sul tuo sito di quei posti?

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          1. Nn ancora, ma sto preparando l’artIcolo 😉 ci si arriva solo via aerea e poi si procede con dei trekking molto impegnativi di alcuni o molti giorni. È stato molto faticoso, a tratti snervante, ma l’esperienza è grandiosa!

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